La Spadaforese Ester Cucinotti recita Pirandello
(Articolo selezionato per Voi dalla Gazzetta del Sud del 25 gennaio 2008) (di Fausto Cicciò - MESSINA)
Vetrano e Randisi tra gli "scheletri" di Pirandello.
«Dite un po': come si dice in greco commediante? Ve l'insegno io: commediante, in greco, si dice: upocritès». Così il professore Paolino, eroe di “L'uomo, la Bestia e la Virtù”, comincia a spiegare a due alunni somari la bizzarra falsità del perbenismo. Un intreccio tra vita reale e teatro, tra conformismo sociale e doppiezza che in questo testo del 1919 appare quasi un preambolo teorico al geniale capolavoro sfomato da Pirandello due anni dopo “Sei personaggi in cerca d'autore”.
Con il loro riconoscibile stile chiaroscurale, gli attori e registi palermitani Enzo Vetrano e Stefano Randisi ambientano la "macchina allegorica" a ridosso di un imponente armadio a muro, dalle cui ante sbucano gli "scheletri" di un teatrino grottesco (l'ingegnosa trovata dello scenografo Marc'Antonio Brandolini si completa nel gioco di luci disegnato da Maurizio Viani). Un carosello ben congegnato per un allestimento che lascia intuire il senso nascosto di questa vicenda (resa celebre dalla pellicola con Totò e Orson Welles con la sceneggiatura di Vitaliano Brancati) spesso svilita sul palcoscenico dall'esaltazione dei risvolti boccacceschi (non in questa messa in scena N.d.R.).
Il titolo è solo un bluff, un rebus con il quale l'autore non indica l'uno o l'altro personaggio, ma seziona a modo suo le tre pani dell'anima di ognuno di noi: un po' Uomo, un po' Bestia e un po' Virtù (in quegli stessi anni Freud, a quanto pare sconosciuto a Pirandello, insisteva nelle sue digressioni psicanalitiche su lo, Es e Superio).
Nei panni del protagonista lo stesso Vetrano (che ricordiamo sublime interprete di Martoglio), costringe il "trasparente" e timido maestrino di provincia a un'intensità tragica alla quale fanno da contrappunto i toni surreali che Randisi ritaglia per sé nel ruolo del piccolo Nonò, in caÌzoncini corti e fiocchetto rosso (buffo contrasto proposto anche dai due scolari un po' cresciutelli, Giuliano Brunazzi e Francesco Pennacchia). Accenti che sfociano nella parodia del melodramma quando l'enorme mobile sputa fuori la "virtuosa signora Perella" (Ester Cucinotti) che incede come una vamp con musica anni Venti "incorporata".
Giovanni Moschella (un perfetto Capitano Perella vigoroso ma più spregiudicato che brutale), guida un terzetto di ottimi attori messinesi completato da Antonio Lo Presti (prima il farsesco e taccagno Farmacista poi il risoluto Dottore) e Margherita Smedile (anche lei brava nello sdoppiarsi con misurata veracità tra Governante e Domestica). Il pubblico, accorso un po' più numeroso del solito alla prima di mercoledì, applaude e si diverte con la dovuta amarezza.
Lo spettacolo, prodotto da Diablogues con il Teatro Stabile di Sardegna, si replica fino a domenica.
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