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La Spadaforese Ester Cucinotti recita Pirandello
di  webmaster (il giorno 26/01/2008 alle ore 08:58:35, in .. Teatro e dintorni, linkato 187 volte)

(Articolo selezionato per Voi dalla Gazzetta del Sud del 25 gennaio 2008)  (di Fausto Cicciò - MESSINA)

Vetrano e Randisi tra gli "scheletri" di Pirandello.

«Dite un po': come si dice in greco commediante? Ve l'inse­gno io: commediante, in gre­co, si dice: upocritès». Così il professore Paolino, eroe di “L'uomo, la Bestia e la Virtù”, comincia a spiegare a due alunni somari la bizzarra falsi­tà del perbenismo. Un intrec­cio tra vita reale e teatro, tra conformismo sociale e dop­piezza che in questo testo del 1919 appare quasi un pream­bolo teorico al geniale capola­voro sfomato da Pirandello due anni dopo “Sei personag­gi in cerca d'autore”.
Con il loro riconoscibile stile chiaroscurale, gli attori e regi­sti palermitani Enzo Vetrano e Stefano Randisi ambientano la "macchina allegorica" a ridos­so di un imponente armadio a muro, dalle cui ante sbucano gli "scheletri" di un teatrino grottesco (l'ingegnosa trovata dello scenografo Marc'Anto­nio Brandolini si completa nel gioco di luci disegnato da Maurizio Viani). Un carosello ben congegnato per un allesti­mento che lascia intuire il sen­so nascosto di questa vicenda (resa celebre dalla pellicola con Totò e Orson Welles con la sceneggiatura di Vitaliano Brancati) spesso svilita sul pal­coscenico dall'esaltazione dei risvolti boccacceschi (non in questa messa in scena N.d.R.).
Il titolo è solo un bluff, un rebus con il quale l'autore non indica l'uno o l'altro personag­gio, ma seziona a modo suo le tre pani dell'anima di ognuno di noi: un po' Uomo, un po' Be­stia e un po' Virtù (in quegli stessi anni Freud, a quanto pa­re sconosciuto a Pirandello, in­sisteva nelle sue digressioni psicanalitiche su lo, Es e Supe­rio).
Nei panni del protagonista lo stesso Vetrano (che ricor­diamo sublime interprete di Martoglio), costringe il "tra­sparente" e timido maestrino di provincia a un'intensità tra­gica alla quale fanno da con­trappunto i toni surreali che Randisi ritaglia per sé nel ruo­lo del piccolo Nonò, in caÌzon­cini corti e fiocchetto rosso (buffo contrasto proposto an­che dai due scolari un po' cre­sciutelli, Giuliano Brunazzi e Francesco Pennacchia). Ac­centi che sfociano nella paro­dia del melodramma quando l'enorme mobile sputa fuori la "virtuosa signora Perella" (Ester Cucinotti) che incede come una vamp con musica anni Venti "incorporata".
Giovanni Moschella (un perfetto Capitano Perella vigo­roso ma più spregiudicato che brutale), guida un terzetto di ottimi attori messinesi com­pletato da Antonio Lo Presti (prima il farsesco e taccagno Farmacista poi il risoluto Dot­tore) e Margherita Smedile (anche lei brava nello sdop­piarsi con misurata veracità tra Governante e Domestica). Il pubblico, accorso un po' più numeroso del solito alla prima di mercoledì, applaude e si di­verte con la dovuta amarezza.
Lo spettacolo, prodotto da Diablogues con il Teatro Stabi­le di Sardegna, si replica fino a domenica.